Deep in the tree

09-08-2019 23:00 - 09-08-2019 23:59

Venerdì 9 agosto torna Deep in the tree, vinyl set di musica techno nel cuore della pineta secolare di Santa Maria Maggiore. Per la 3^ edizione live in anteprima esclusiva di Numilume e molte novità immersive e artistiche.

È tra gli eventi dance più suggestivi dell’estate: pur con una breve storia alle spalle, Deep in the tree è stato da subito evento-rivelazione. La data da segnare in calendario è venerdì 9 agosto, a partire dalle 23.00.
Lo scenario naturale della nottata è la meravigliosa pineta di abeti rossi di Santa Maria Maggiore: qui, nel cuore di una natura intatta, il 9 agosto tornerà a risuonare lo stile inconfondibile di Numilume, che lo scorso anno ha richiamato un pubblico numerosissimo (quasi 1.000 persone).

Deep in the tree, realizzato con il prezioso supporto e la collaborazione del Comune di Santa Maria Maggiore, torna a grande richiesta, con le sue peculiarità di evento inimitabile, tanto per le proposte musicali, quanto per la sede en plen air. La musica sarà la grande protagonista, con l’elettronica techno e tech-house del dj e produttore Numilume, anticipate dal “warm up” deep e tech-house di Illegal Deep alias Piero Biaggi.
Deep in the tree coinciderà con la prima esibizione live di Numilume, in cui l’artista proporrà in anteprima esclusiva il suo secondo disco in uscita a settembre. Un dj set principalmente in vinile (Numilume è ancora tra i pochi dj della scena elettronica a dedicarsi a questa tecnica e i suoi set sono fortemente legati alla magia del vinile), arricchito da una porzione centrale in cui il talentuoso artista si esibirà con un live elettronico.

Ad arricchire una serata open air già speciale, in cui il pubblico vivrà un’esperienza musicale letteralmente immersiva, ci saranno le installazioni luminose minimaliste che animeranno a ritmo di musica i “giganti verdi” della foresta. Sfere trasparenti ospiteranno alcune opere d’arte realizzate fondendo legno e resine sintetiche, un nuovo tassello artistico per la terza edizione di Deep in the tree. Salottini realizzati con elementi naturali e una proposta #DrinkButThink a cura del collettivo Le Faine, con birre artigianali di qualità da degustare rigorosamente in boccali biodegradabili ed ecocompatibili, completeranno questa suggestiva discoteca sotto le stelle.


Non sarà possibile introdurre alcolici o bibite in bottiglie di vetro nella zona di pineta in cui è organizzato Deep in the tree. Vi chiediamo la cortesia di usufruire dei servizi del bar allestito per l’occasione, che utilizzerà esclusivamente bicchieri in materiale biodegradabile.


Una elegante serata gratuita che non vuole quindi limitarsi al puro divertimento di una notte di mezza estate: a denunciare l’intento degli organizzatori c’è l’hashtag #DrinkButThink, bevi responsabilmente, o meglio “bevi, ma pensa”.

La lunga serata inizierà con l’opener Piero Biaggi, attualmente resident al Jazz Cafè di Milano e al Mama Cafè di Tradate. Fino al 2015 ha condotto su Radio M2O la rubrica “Mashup in the Box” nel programma Molly Box di Molella. Il suo show, con suoni deep-house e tech-house, aprirà al meglio la nottata di Deep in the tree.
Classe 1993, Numilume, dopo 7 anni nella scena elettronica tra le sue attività sul dance floor come DJ ed altrettanto tempo passato in studio come producer, intraprende un nuovo percorso artistico e si evolve con un nuovo concept e sonorità. Nasce nel 2018 Numilume Music, etichetta discografica indipendente, veicolo per un sound più evoluto, punto di partenza per esplorazione, sperimentazione e crescita. Il 16 maggio è uscita la prima realease “Numilume1”, disponibile su tutti gli store online e sui canali ufficiali dell’etichetta.

La serata di Deep in the tree sarà un vero e proprio viaggio nel cuore della musica techno, magistralmente ambientata – analog e digital – in una spettacolare scenografia naturale.

L’evento è gratuito. In caso di maltempo sarà rinviato a sabato 10 agosto.

Foto Marco Benedetto Cerini

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    Da venerdì 27 dicembre 2019 presso il Centro Culturale Vecchio Municipio è aperta la divertente mostra “Dalla calza al calzino spaiato il passo è breve. Storia della calza e della sua sparizione in lavatrice".

    Da un'idea curiosa è nata la mostra pensata dall'amministrazione di Santa Maria Maggiore per arricchire – insieme a tanti altri appuntamenti organizzati anche dalla Proloco e dalle frazioni – le vacanze natalizie dei numerosi turisti e villeggianti che hanno scelto ancora una volta il capoluogo della valle dei pittori.

    Negli undici giorni di apertura durante le feste, dal 27 dicembre al 6 gennaio, sono stati oltre 3.000 i visitatori che hanno popolato le sale espositive del Centro Culturale Vecchio Municipio per scoprire la divertente mostra “Dalla calza al calzino spaiato il passo è breve. Storia della calza e della sua sparizione in lavatrice”.

    Tra allestimenti scenografici e buffe perlustrazioni nel mondo delle calze, l'esposizione curata da Monica Mattei, responsabile dell'ufficio turismo e cultura del Comune di Santa Maria Maggiore, regala certamente molti sorrisi, ma non solo. La mostra, infatti, prende avvio con un approfondimento storico curato dalla studiosa Elena Poletti, con una piccola ricostruzione dell’archeologia delle calze e un excursus sugli indumenti utilizzati fin dall'antichità.

    I visitatori sono dunque accompagnati lungo un percorso che prende avvio con i primi antenati delle calze, i calzoni abbinati a calzature imbottite indossati dall’Uomo dei Ghiacci, il famoso Öetzi rinvenuto sulle montagne dell’Alto Adige, fino a giungere ai nostri giorni e ai misteri della calza e della sua sparizione... in lavatrice.

    La coinvolgente esposizione sarà visitabile, a ingresso libero, tutti i weekend fino a domenica 1 marzo, dalle ore 16 alle ore 18.30.

    ***

    Un’indispensabile premessa a questa piccola ricostruzione dell’archeologia delle calze è relativa al fatto che nell’antichità gli indumenti utilizzati per proteggere dal freddo i piedi e le gambe erano per lo più gambali, atti a coprire tutta la gamba, oltre ai piedi, oppure ghette, prive di copertura per il piede, che venivano abbinate a calzature imbottite.

    I primi antenati delle calze che si conoscano sono i calzoni abbinati a calzature imbottite indossati dall’Uomo dei Ghiacci, il famoso Öetzi rinvenuto sulle montagne dell’Alto Adige. Questo montanaro del 3300 a.C. indossava sulle gambe robuste ghette in cuoio di capra, mentre ai piedi portava calzature in cuoio imbottite di fieno.

    Ancora dai ghiacci dell’Alto Adige, e precisamente dalle Vedrette di Ries, ci vengono resti di calze di lana dell’età del Ferro, databili al VII secolo a.C., che si avvicinano molto come forma ai calzettoni da montagna di oggi, anche se la parte che copre la gamba e quella che copre il piede sono ancora separate. Questi calzettoni sono stati tessuti manualmente al telaio verticale con lana caprina. Presentano foggia del tutto analoga anche i gambali abbinati a calze con suola rinforzata rinvenuti in una sepoltura femminile del II secolo a.C. in Francia a Les Martres de Veyre.

    Per trovare delle calze lavorate a maglia, proprio come quelle realizzate dalle nostre nonne, dobbiamo aspettare il II secolo d.C. e spostarci nell’antico Egitto, dove in diverse tombe sono stati rinvenuti calzini, che mostrano un gusto moderno e vivace nell’uso di colori e fantasie a righe. Queste sorta di babbucce presentano la sede modellata per l’alluce, dettaglio che si ritrova a distanza di millenni anche in modelli attuali.

    In epoca greco-romana erano utilizzati soprattutto nell’esercito i tibiales, fasce di tessuto di lana, arrotolate intorno alla gamba e sorrette da cinturini e legacci di cuoio, che non coprivano però il piede. Questo indumento venne nella tarda romanità sostituito da veri e propri calzoni, le bracae, mutate dai Barbari delle province nordiche, molto più efficaci per proteggere dal freddo, e spesso strutturati come pesanti calzamaglie, in modo da prevedere anche la copertura del piede.

    Testo a cura di Elena Poletti, Civico Museo Archeologico Mergozzo