Sentieri e Pensieri: Libri, scrittori e scritture del Piemonte

21-08-2018 17:30 - 21-08-2018 19:00

A Santa Maria Maggiore da domenica 19 a sabato 25 agosto 2018 torna per il sesto anno consecutivo Sentieri e Pensieri, il festival letterario sotto la Direzione Artistica di Bruno Gambarotta.  

Anche quest’estate saranno molti gli autori, artisti e protagonisti del panorama culturale italiano che saliranno sul palco in Piazza Risorgimento o presso il Teatro Comunale e che andranno a comporre un ricchissimo calendario di appuntamenti, tutti a ingresso gratuito. Sostenuta e fortemente voluta per il quinto anno consecutivo dal Comune di Santa Maria Maggiore, la rassegna Sentieri e Pensieri propone incontri con i protagonisti della letteratura, della cultura, dello sport e dello spettacolo, presentazioni di libri e interviste. Per tutta la durata dell’evento sarà inoltre allestito un bookshop in Piazza Risorgimento, gestito dall’Associazione Libriamoci degli editori e dei librai del Verbano Cusio Ossola.

Martedì 21 agosto alle ore 17.30 un’interessante tavola rotonda approfondirà il tema del giornalismo piemontese e le storie raccontate da quattro protagonisti d’eccezione: Bruno Gambarotta, Alberto Sinigaglia, Benito Mazzi e Andrea Raimondi.

Bruno Gambarotta è nato ad Asti nel 1937, vive da sempre a Torino.
È stato in Rai per quasi quarant’anni, come autore e regista, conduttore e attore di serie televisive. Nel cinema ha lavorato, tra gli altri, con Luigi Comencini, Nanni Loy, Carlo Lizzani. Collabora con diverse testate giornalistiche tra cui “la Stampa”, “TuttoLibri” e il settimanale svizzero “Airone”. Nella narrativa ha esordito nel 1977 con La nipote scomoda (scritto con Massimo Felisatti, edito da Mondadori), vincitore del Premio Gran Giallo – Città di Cattolica. Dopo il romanzo Ombra di giraffa (Garzanti 2014), nel 2016 ha pubblicato con Manni i racconti gialli Non si piange sul latte macchiato, primo classificato al Premio Settembrini 2016 e menzione speciale al Premio Stresa 2017.

Il colpo degli uomini d’oro (Manni)
Il furto del secolo alle Poste di Torino – Giallo

Quei sacchi pieni di banconote che gli passavano ogni giorno tra le mani erano diventati un’ossessione.

Giovedì 27 giugno 1996, ore 8 del mattino: alla direzione delle Poste di Torino i funzionari dell’Ufficio Cassa aprono i sacchi raccolti il giorno prima dalle varie sedi postali. Sono pieni fino all’orlo, è in scadenza il pagamento dell’ICI.
Dentro però, invece del denaro, trovano fumetti di Topolino e pagine di libri scolastici tagliuzzati della misura delle banconote da 100 e 50.000 lire. Nel giro di recupero che fa il furgoncino blindato, preceduto e seguito da due auto di scorta, è successo qualcosa, anche se tutto sembrava andare liscio e nessuno si è accorto di niente. Quattro insospettabili – o forse di più? – e la ‘ndrangheta, le fughe in Albania e Costarica e due cadaveri nascosti in un noccioleto della Val Susa, pistole del secolo scorso ancora fumanti, playboy di provincia e mogli gelose…
Bruno Gambarotta ricostruisce la cronaca dettagliata del colpo sabaudo del secolo, una storia realmente accaduta che per molti mesi ha tenuto col fiato sospeso l’Italia. E lo fa lavorando sugli articoli della “Stampa”, intervistando avvocati e pubblici ministeri, studiando le carte del processo. Una appassionante vicenda di nera raccontata come un romanzo giallo, dove le cose non sono mai quelle che sembrano.

Alberto Sinigaglia, veneziano, giornalista e scrittore, collabora alla «Stampa» fin dal 1970 e vive a Torino. Entrato come redattore politico, dopo aver lavorato ai periodici Mondadori, nel 1975 ha guidato la redazione che fondava il settimanale «Tuttolibri» per assumere poi la responsabilità della Terza pagina e dei servizi culturali del grande quotidiano. Insegna giornalismo al Dipartimento di Politiche, culture e società dell’Università di Torino. È presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte e della Fondazione Filippo Burzio, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Cesare Pavese, direttore della collana «Classici del giornalismo» di Nino Aragno Editore, direttore scientifico del Festival Passepartout di Asti. Ha ideato con Vera Slepoj la rassegna «Una Montagna di Libri» a Cortina d’Ampezzo. Autore radiofonico e televisivo, ha firmato tra l’altro «Vent’anni al 2000» su Rai3 e «Addio al Novecento» su Rai.Radio3, dialoghi con i maggiori intellettuali italiani.

Il pappagallo e il doge (Biblioteca dei Leoni)
Incontri con personaggi celebri della cultura italiana, aneddoti e curiosità.
Storie di una vita, attraversata e determinata dalla lunga professione di giornalista: la cronaca delle occasioni e dei giorni si fa racconto d’avventura e Ugo Pratt, Mario Soldati, Aldo Palazzeschi, Massimo Mila, Enzo Biagi, Indro Montanelli, Giovanni Spadolini sono i personaggi di queste storie. Storie di una vita, di incontri, di amicizie e di esperienze straordinarie.

Benito Mazzi, vincitore e finalista di importanti premi letterari fra i quali Selezione Premio Strega, Biella Letteratura (con Umberto Eco, Giorgio Bocca ed Edmondo Berselli), Coni, Bancarella Sport, Cesare Pavese, Gambrinus Mazzotti e Itas per la montagna, Ipotesi Cinema Piemonte (alla carriera), ha scritto oltre sessanta libri. È stato tradotto in una decina di Paesi europei e negli Stati Uniti. Da suoi libri sono state tratte riduzioni teatrali, documentari e mini fiction, fra le quali “Malabrocca, la maglia nera” vincitrice nel 2008 del Festival internazionale del Cinema Nuovo. Il suo volume “Almeno questanno fammi promosso”, pubblicato da Rizzoli con presentazione di Gaetano Afeltra, è stato inserito nella collana “La Biblioteca del Corriere della sera”. Ha diretto per 30 anni il settimanale Eco Risveglio dell’Ossola.

L’osteria dei Patrizi (Il Rosso e il Blu)
Riedizione del libro di racconti di Benito Mazzi apparso la prima volta nel 1981.
Storie di sfrosìni, canarini, ragazze prosperose, coscritti affamati di sesso, coagulate all’osteria dei Patrizi di Re, oggi Trattoria Svizzera.
Ho trascorso uggiosi pomeriggi e indimenticabili serate d’inverno accanto al camino dei Patrizi, tra viavai di mercanti e frontalieri, canti, suoni di fisarmoniche, chitarre e mandolini, sfide a scopa, mariàna e ciapanò. Fuori la neve cadeva lenta; la lasciavano venire, ordinando a turno il mezzo di barbera del Ganora alla Nita, la cantiniera ufficiale, mentre il Piero, juventino sfegatato, trafficava con le castagne in brascariòla attorno al fuoco, questionando sistematicamente col milanista Walter. Incurante del bailàmme, la vecchia Cesarina cignoccava serafica col fazzolettone da testa di traverso, nell’angolo del camino. Eravamo sempre allegri, con poche risorse ma felici, godendo di ogni più piccola cosa, stretti da amicizie semplici e vere che, in quanto tali, a volte scivolavano in discussioni accese, in tzacagnàte condite da qualche sberlone, che non lasciava tuttavia strascichi, rientrando il tutto nella più assoluta normalità.

Andrea Raimondi – Il multilinguismo degli scrittori piemontesi. Da Cesare Pavese a Benito Mazzi (Grossi)
Il volume percorre gli ultimi settant’anni della produzione letteraria piemontese seguendo il fil rouge del multilinguismo, ossia di quella tendenza a mescolare differenti codici linguistici nello stesso testo letterario tipica di una terra di confine come il Piemonte.
Dopo un capitolo introduttivo, nel quale è tratteggiato un profilo storico-linguistico-letterario regionale, l’autore introduce alcune opere narrative di Cesare Pavese, Beppe Fenoglio e Primo Levi e le analizza da una prospettiva linguistica. Seguono poi un capitolo sulla complessa stagione narrativa degli anni ‘70 e una sezione sulla realtà odierna, nella quale prevale l’opposta tendenza verso una medietas linguistica peraltro evidente in tutta la letteratura italiana contemporanea. Tra i pochi in grado di tenere viva la tradizione multilingue regionale, l’iracheno naturalizzato italiano Younis Tawfik (del quale viene esaminato il romanzo La straniera) e il vigezzino Benito Mazzi, qui presente con La formica rossa e Nel sole zingaro. Seppur con tecniche e finalità differenti, in entrambi gli scrittori il ricorso a varietà linguistiche diverse dall’italiano standard risponde alla necessità di resistere alle tendenze omologatrici in corso, aprendo, nel caso di Tawfik, all’altro quintessenziale (cioè allo straniero), e salvaguardando quanto possibile le caratteristiche identitarie e linguistiche di comunità marginali a rischio di scomparire, nel caso di Mazzi.
Il volume intende colmare una lacuna nella ricerca letteraria piemontese. Malgrado esistano già ricerche sulla storia della letteratura regionale, a oggi non è ancora stato pubblicato uno studio sistematico che esamini opere di diversi scrittori lungo un simile arco temporale e da una prospettiva linguistico-identitaria. La presente ricerca si propone pertanto di aprire nuove prospettive nel dibattito letterario piemontese includendo scrittori contemporanei e individuando nel multilinguismo una linea di indagine comune.
La pubblicazione è impreziosita dall’introduzione di Gigliola Sulis, Professoressa Associata di Letteratura Italiana presso la University of Leeds ed esperta di multilinguismo letterario.


Sentieri e Pensieri 2018 è realizzato dal Comune di Santa Maria Maggiore, con il patrocinio della Regione Piemonte e con il contributo e la collaborazione de Il Circolo dei lettori di Torino.

           

 

 

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