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Mostra “Dalla calza al calzino spaiato il passo è breve”

18-01-2020 16:00 - 18-01-2020 18:30

Da venerdì 27 dicembre 2019 presso il Centro Culturale Vecchio Municipio è aperta la divertente mostra “Dalla calza al calzino spaiato il passo è breve. Storia della calza e della sua sparizione in lavatrice”.

Da un’idea curiosa è nata la mostra pensata dall’amministrazione di Santa Maria Maggiore per arricchire – insieme a tanti altri appuntamenti organizzati anche dalla Proloco e dalle frazioni – le vacanze natalizie dei numerosi turisti e villeggianti che hanno scelto ancora una volta il capoluogo della valle dei pittori.

Negli undici giorni di apertura durante le feste, dal 27 dicembre al 6 gennaio, sono stati oltre 3.000 i visitatori che hanno popolato le sale espositive del Centro Culturale Vecchio Municipio per scoprire la divertente mostra “Dalla calza al calzino spaiato il passo è breve. Storia della calza e della sua sparizione in lavatrice”.

Tra allestimenti scenografici e buffe perlustrazioni nel mondo delle calze, l’esposizione curata da Monica Mattei, responsabile dell’ufficio turismo e cultura del Comune di Santa Maria Maggiore, regala certamente molti sorrisi, ma non solo. La mostra, infatti, prende avvio con un approfondimento storico curato dalla studiosa Elena Poletti, con una piccola ricostruzione dell’archeologia delle calze e un excursus sugli indumenti utilizzati fin dall’antichità.

I visitatori sono dunque accompagnati lungo un percorso che prende avvio con i primi antenati delle calze, i calzoni abbinati a calzature imbottite indossati dall’Uomo dei Ghiacci, il famoso Öetzi rinvenuto sulle montagne dell’Alto Adige, fino a giungere ai nostri giorni e ai misteri della calza e della sua sparizione… in lavatrice.

La coinvolgente esposizione sarà visitabile, a ingresso libero, tutti i weekend fino a domenica 1 marzo, dalle ore 16 alle ore 18.30.

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Un’indispensabile premessa a questa piccola ricostruzione dell’archeologia delle calze è relativa al fatto che nell’antichità gli indumenti utilizzati per proteggere dal freddo i piedi e le gambe erano per lo più gambali, atti a coprire tutta la gamba, oltre ai piedi, oppure ghette, prive di copertura per il piede, che venivano abbinate a calzature imbottite.

I primi antenati delle calze che si conoscano sono i calzoni abbinati a calzature imbottite indossati dall’Uomo dei Ghiacci, il famoso Öetzi rinvenuto sulle montagne dell’Alto Adige. Questo montanaro del 3300 a.C. indossava sulle gambe robuste ghette in cuoio di capra, mentre ai piedi portava calzature in cuoio imbottite di fieno.

Ancora dai ghiacci dell’Alto Adige, e precisamente dalle Vedrette di Ries, ci vengono resti di calze di lana dell’età del Ferro, databili al VII secolo a.C., che si avvicinano molto come forma ai calzettoni da montagna di oggi, anche se la parte che copre la gamba e quella che copre il piede sono ancora separate. Questi calzettoni sono stati tessuti manualmente al telaio verticale con lana caprina. Presentano foggia del tutto analoga anche i gambali abbinati a calze con suola rinforzata rinvenuti in una sepoltura femminile del II secolo a.C. in Francia a Les Martres de Veyre.

Per trovare delle calze lavorate a maglia, proprio come quelle realizzate dalle nostre nonne, dobbiamo aspettare il II secolo d.C. e spostarci nell’antico Egitto, dove in diverse tombe sono stati rinvenuti calzini, che mostrano un gusto moderno e vivace nell’uso di colori e fantasie a righe. Queste sorta di babbucce presentano la sede modellata per l’alluce, dettaglio che si ritrova a distanza di millenni anche in modelli attuali.

In epoca greco-romana erano utilizzati soprattutto nell’esercito i tibiales, fasce di tessuto di lana, arrotolate intorno alla gamba e sorrette da cinturini e legacci di cuoio, che non coprivano però il piede. Questo indumento venne nella tarda romanità sostituito da veri e propri calzoni, le bracae, mutate dai Barbari delle province nordiche, molto più efficaci per proteggere dal freddo, e spesso strutturati come pesanti calzamaglie, in modo da prevedere anche la copertura del piede.

Testo a cura di Elena Poletti, Civico Museo Archeologico Mergozzo

 

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    La mostra nasce dalla pubblicazione del libro dello storico Enrico Rizzi “Il genio degli Ossolani nel mondo”, edizione Grossi, un vero e proprio dizionario biografico composto da 300 pagine in grande formato e oltre 200 illustrazioni.
    L’esposizione, itinerante, è stata realizzata da Paolo Zanzi e Fondazione Enrico Monti, con la collaborazione della Fondazione Maria Giussani Bernasconi e di Federico Troletti, curatore dei Musei Civici di Domodossola, e di Paolo Negri della Fondazione Paola Angela Ruminelli, sodalizio che ha ideato e ne sostiene finanziariamente il percorso a tappe.
    Il percorso espositivo si ispira ad una celebre frase di uno dei più grandi tra gli Ossolani illustri, Giuseppe ChiovendaL’Ossola, bellissima tra le valli delle Alpi, ha dato guerrieri alla barbarie e dotti alla civiltà, Papi alla Chiesa e all’eresia Fra Dolcino, scoperte alla scienza e alle signore… l’Acqua di Colonia.
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    Sorprenderà scoprire personaggi che, emigrati dall’Ossola, hanno raggiunto posizioni eminenti in Europa nei secoli passati ma sono oggi del tutto dimenticati o, meglio, letteralmente sconosciuti in patria: famiglie di imprenditori partite da piccoli paesi ossolani furono protagoniste di ascese economiche e sociali sorprendenti, nonché di vicende talvolta rocambolesche.
    Come i Proli, di Coimo, in Val Vigezzo, fondatori ad Anversa nel ‘700 della principale banca delle Fiandre, armatori della celebre “Compagnia di Ostenda”, che importava il the dalla Cina. Una delle più grandi dinastie mercantili del Settecento in Europa (si legge in una recente monografia a loro dedicata), poi travolti da naufragi di navi e avversità politiche, fino al suicidio del conte Carlo von Proli o alla tragica fine del nipote Pietro Giovanni, capo rivoluzionario fatto ghigliottinare da Robespierre a Parigi nel 1793.

    Di condottieri coinvolti nelle rivoluzioni nel mondo, il genio degli Ossolani ne conta altri. Lorenzo Cantadore – famiglia di Toceno arricchitasi nei commerci a Düsseldorf fino a raggiungere la carica di borgomastri – è stato nel 1848 il capo dei moti rivoluzionari della città. Costretto a fuggire negli Stati Uniti, combatté come generale nella guerra di secessione. A Düsseldorf una via e un monumento lo celebrano come “il Garibaldi prussiano”.

    Innumerevoli e intriganti i contatti – che dalla mostra emergono – tra famiglie ossolane e la cultura e l’arte del loro tempo. Basti ricordare la famiglia Alesina di Druogno, la più ricca famiglia di imprenditori di Francoforte, scrisse Mozart, nel cui sontuoso palazzo il compositore stesso tenne concerti; palazzo frequentato da Johann Wolfgang von Goethe, che di Karl Franz Alesina era compagno d’infanzia e la famiglia Alesina ricorda nelle pagine del Viaggio in Italia.

    Libro e mostra rendono dunque onore a personaggi che, percorrendo le strade d’Europa e del mondo, hanno lasciato tracce indelebili della loro genialità: figure umane talvolta bizzarre, di cui quasi sempre le temperie della storia hanno finito col mettere in ombra la grande statura. Si contribuirà a fare luce su un capitolo fondamentale, mai adeguatamente studiato, della storia della Val d’Ossola, non meno importante delle vicende politiche, tra dominazioni, guerre e catastrofi naturali, che sono il solo aspetto noto e ampiamente approfondito dalla storiografia ossolana.

    L'inaugurazione della mostra Il genio degli Ossolani nel mondo è in programma alle ore 17 di sabato 30 marzo.

    La mostra sarà poi visitabile con i seguenti orari:

    • dal 31 marzo al 7 aprile tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 18
    • dal 25 aprile al 1° maggio tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 18
    • il restante periodo sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 18.

    INGRESSO CON LIBERA CONTRIBUZIONE

    Su prenotazione, aperture per le scuole (info e prenotazioni: info@comune.santamariamaggiore.vb.it)

    Durante il periodo di apertura della mostra, saranno organizzate visite guidate e altri eventi culturali presto online su questo sito.

     

  • Centenario Gruppo Folk Vigezzo - ph. Susy Mezzanotte
    29-06-2024 10:00 - 30-06-2024 18:00

    Sabato 29 e domenica 30 giugno a Santa Maria Maggiore torna il Weekend del Folklore: la terza edizione vuole rinnovare il successo delle due precedenti, grazie all'impegno del Gruppo Folkloristico Valle Vigezzo, per valorizzare il patrimonio tradizionale della valle dei pittori.

    Nell'ultimo weekend di giugno #soloasanta potrete vivere un emozionante salto nel passato tra fine '700 e inizi '800, con gruppi folcloristici locali e nazionali.

    Ecco il programma completo:

    SABATO 29 GIUGNO

    • Ore 10 flash mob dei figuranti in costume del Gruppo Folkloristico Valle Vigezzo fra le vie di Santa Maria Maggiore.
    • Ore 11 presso la Sala Mandamentale del Vecchio Municipio presentazione del libro Gruppo Folkloristico Valle Vigezzo un secolo e più di folklore a cura di Giacomo Bonzani, presentazione della mostra Arti e tradizioni ieri e oggi in Valle Vigezzo a cura di Maria Vittoria Gennari e visita guidata nel Locale costumi e tradizioni vigezzine (al secondo piano della Casa del Profumo Feminis Farina).
      Degustazione di stinchéet presso la Serra della Casa del Profumo.
    • Ore 17 inaugurazione della mostra Gian Maria Rastellini nella Milano di Grubisy e Tosi presso la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini con accoglienza da parte del Gruppo Folkloristico Valle Vigezzo.
    • Ore 21 nel Parco di Villa Antonia spettacolo folkloristico con il gruppo ospite “Canterini e Danzerini Romagnoli Turibio Baruzzi APS" Imola Folklore, a seguire degustazione di stinchéet preparati dalle donne del Gruppo Folkloristico Valle Vigezzo. Nell'area della festa sarà allestita anche una "piccola osteria"

      L'istituzione dei Canterini Romagnoli, un fenomeno caratteristico e distintivo della Romagna dei primi del '900, ha avuto origine dall'intuizione del poeta Aldo Spallicci, il cui obiettivo era quello di preservare gli elementi salienti della civiltà agreste attraverso il canto e il dialetto locale. Quest'idea ha preso forma grazie alla collaborazione dei maestri Cesare Martuzzi e Francesco Balilla Pratella, ottenendo immediatamente un'ampia diffusione in tutta la Romagna.
      La corale imolese fu fondata nel 1927 grazie al contributo del maestro Francesco Balilla Pratella. Tuttavia, l'idea e il merito principale vanno attribuiti a Pietro Tarabusi e ai dirigenti del Circolo degli Artigiani di Imola, tra cui Nino Zani e Roberto Bassi, che compresero l'importanza dell'iniziativa e si impegnarono generosamente per avviare la corale imolese. Inizialmente guidata dal Maestro Antonio Montanari, la corale di Imola ottenne successo con il Maestro Turibio Baruzzi, che plasmò i Canterini imolesi e continuò a guidarli fino alla sua morte nel 1944. Per questo motivo, il Gruppo porta oggi il nome del Maestro Turibio Baruzzi.
      Negli anni ’50, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'attività dei Canterini si ampliò. Venne inserito il corpo di ballo dei Danzerini insieme ai Suonatori i quali recuperarono i balli antichi e tradizionali della Romagna agreste, attraverso ricerche approfondite. Essendo l'agricoltura l'attività predominante nella regione, questi balli riflettono distintamente l'ambiente rurale.
      È così che, con l’introduzione dei Suonatori e dei Danzerini, la corale si trasforma nel gruppo dei “Canterini e Danzerini Romagnoli Turibio Baruzzi APS” di Imola. L’attuale organico del Gruppo "Turibio Baruzzi" è composto da circa 65 elementi suddivisi in corale, corpo di ballo, musicisti e collaboratori ed ha svolto attività ininterrotta dalla sua fondazione.
      Il gruppo ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui la Medaglia d'argento del Presidente della Repubblica per il 75º anniversario della sua fondazione nel 2002 e ha da sempre partecipato a numerosi eventi in Italia: concerti, concorsi, spettacoli, festival nazionali ed internazionali del folklore, sagre e rassegne. Ha rappresentato più volte l’Italia e la regione Emilia-Romagna all’estero in occasione di gemellaggi, festival del folclore e manifestazioni di vario genere.

    DOMENICA 30 GIUGNO

    • Ore 9 ritrovo di tutti i gruppi partecipanti al Raduno in Piazza Mercato a Santa Maria Maggiore.
    • Ore 10 partenza della sfilata da Piazza Gennari fino al raggiungimento di Piazza Risorgimento attraverso la caratteristica via Benefattori, il corteo percorrerà poi via Rosmini rientrando in Piazza Risorgimento attraverso la centrale via Rossetti Valentini.
    • Ore 11 S. Messa nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maggiore.
    • Ore 12 spettacoli itineranti dei Gruppi Folkloristici ospiti in vie e piazze del centro storico di Santa Maria Maggiore
    • Ore 13 pranzo dei gruppi ospiti e dei Gruppi Folkloristici del Raduno, presso i ristoranti convenzionati.
    • Ore 15,30 ritrovo dei Gruppi partecipanti nel Parco di Villa Antonia e festa in allegria con musiche e danze.
      Degustazione di stinchéet preparati dalle donne del Gruppo Folkloristico Valle Vigezzo. Nell'area della festa sarà allestita anche una "piccola osteria"

    ☔ In caso di maltempo:

    • sabato sera lo spettacolo del gruppo folkloristico “Canterini e Ballerini Romagnoli Turibio Baruzzi APS" sarà trasferito presso la struttura coperta del Centro del Fondo in via Belcastro a Santa Maria Maggiore;
    • la sfilata di domenica non avrà luogo (ritrovo direttamente in Chiesa per la Santa Messa);
    • le esibizioni dei gruppi e la festa in allegria di domenica si terranno presso la struttura coperta del Centro del Fondo.