Villa Antonia

Il tetto molto spiovente, i tasselli sottogronda decorati, il movimento creato dai corpi architettonici asimmetrici e sfalsati sono elementi mutuati dalla cultura transalpina che sia i primi sia i secondi proprietari della casa conoscevano. I Rossetti praticavano la pittura (il cugino, Rossetti Valentini, fondò la Scuola di Belle Arti) e i due fratelli Giuseppe e Giacomo (di cui sono riportati gli acrostici in facciata) hanno lasciato molte tracce di affreschi nella casa. I secondi proprietari, Ponti, che hanno dato il nome alla casa (Antonia era la moglie del capostipite al momento dell’acquisto), avevano fatto fortuna all’estero.

I vetri, bellissimi, piombati e dipinti con motivi legati alla palude o ai campi, arrivano da Zurigo e datano 1780.
Questi i temi delle vetrate del piano terra: stagno con l’airone, le ninfee, il martin pescatore, la rana e le tife; bosco con il nocciolo, tronchi, ghiandaia, anatra; rosa selvatica (presumibilmente), nocciolo, ragno, rondine; campi: papaveri, grano, uva.
Al primo piano: stagno con botton d’oro, barbagianni.

Il parco è caratterizzato da una collezione di faggi rossi che fanno contrasto cromatico con le altre essenze verdi.
Il faggio (fagus sylvatica) è un albero molto diffuso a questa altitudine e un tempo largamente utilizzato sia per ottenere il carbone di legna sia nell’alimentazione, perché il suo frutto, la faggiola, veniva un tempo passato nel frantoio per ottenere olio vegetale da utilizzare in cucina.
All’interno del parco, una struttura poligonale in pietra sembra ricordare un gazebo, raffinata memoria di eleganti ricevimenti en plein air.