Santa da l’auta part

Santa est e Santa ovest? Santa sud e Santa nord?! Santa di qui e Santa di lĂ ?!? Abbiamo ragionato a lungo su come suddividere questo nuovo e meraviglioso percorso di scoperta del nostro borgo e alla fine… il dialetto! Benvenuti a “Santa da l’auta part”, ovvero… quella opposta a “Santa da ina part”! 🙂

Buona navigazione: troverete in questa pagina gli attrattori da non perdere in Piazza Risorgimento, Via Benefattori, Via Roma, Via Farina e Via Milano. Una breve descrizione e una gallery di immagini vi faranno scoprire in anteprima questa porzione di “Sentieri e Pensieri – Camminare e conoscere”. E poi armati di mappa, la trovate qui sotto, buona scoperta “di persona”!

16.

VILLA GENNARI D’ANTONY

La famiglia Gennari (da De Zanarijs, Genari, Gennari) è presente nell’albo dei nobili vigezzini sin dal 1354 e si trasferì a Santa Maria Maggiore nel 1702 con Giovanni Battista Zenar.
La villa fu costruita nell’ultimo decennio del XIX secolo su commissione di un insigne benefattore delle opere locali, G.B. Gennari.
L’uso della pietra, in particolare nel tetto, è un elemento di forte continuità con la tradizione locale, mentre la dimensione della “villa” inserita in un parco-giardino, con ampia scalinata d’accesso e nicchie neoclassiche, segna l’introduzione di un gusto estraneo alla valle.

17.

CASA DELLA FAMIGLIA FARINA

Si trova in localitĂ  La Riva, una delle aree in cui il paese fu diviso quando le sette casate craveggesi si trasferirono a Santa Maria Maggiore.
La casa presenta una particolare struttura con aia, giardino rialzato e, all’interno, affreschi allegorici di Giuseppe Mattia Borgnis (1701-1761).
Furono due membri di questa famiglia a commercializzare come profumo l’Aqua mirabilis di G.P. Femminis con il nome di “Acqua di Colonia”, trasformandolo in un prodotto di fama mondiale.

18.

CASA DE MAGISTRIS – EDIFICIO SETTECENTESCO

Affresco della Madonna della Seggiola, 1810 (copia da Raffaello) eseguito da Lorenzo Peretti (1774-1851).
La famiglia De Magistris, che ebbe influenza nell’amministrazione giudiziaria di Valle, è presente tra i vicini di Toceno fin dal 1200. Di parte ghibellina, affiancò i Rubeis nelle lotte di fazione.
Lo stemma famigliare è uno scudo interzato che presenta l’aquila ghibellina, un fiore di genziana lutea e una fascia bandata di azzurro e argento: esso si trova intarsiato in un banco della chiesa parrocchiale con la data 1798.

19.

CASA CON TORRI

Dopo il 1000 il trasporto delle merci attraverso le Alpi che, insieme alle attivitĂ  pastorali, aveva arricchito le comunitĂ  alpine medievali, ha un notevole incremento. Per la protezione di animali da soma e merci, abbandonata la torre di legno sul Motto di Craveggia, attorno al XIV secolo, i de’ Rubeis, in competizione commerciale con i de’ Balchonus, costruiscono, vicino alla chiesa romanica di Santa Maria Maggiore e al prato dei consoli, una abitazione con casa-forte e due torri, simbolo di potere, ed un ampio recinto di pietra. Nel 1415 al complesso viene affiancata la sede della Pretura.
Alla fine del ‘600 Elisabeth, una degli ultimi de’ Rubeis, sposa Gio Batta de’ Simonis, ma la casa con torri nel frattempo era stata alienata, e viene ricomperata nel 1784 dal nonno di Anna Mattea de’ Simonis.

20.

LAVATOIO COMUNITARIO

Diviso in due vasche in pietra con i bordi inclinati per facilitare lavatura e risciacquatura. In una vasca si lava e nell’altra, più vicino al getto d’acqua continuo, la biancheria viene messa in ammollo.
Un tempo, vi erano donne che eseguivano la pulitura dei panni a pagamento e passavano a ritirare la biancheria a domicilio.
Fare il bucato richiedeva molto tempo, ma era anche un momento fortemente socializzante per le donne che potevano chiacchierare e cantare insieme.

21.

MUSEO DELLO SPAZZACAMINO

Il museo, unico in Italia, vuole ricordare una figura emblematica dell’emigrazione vigezzina, che ha fornito un solido contributo all’innalzamento economico e culturale della Valle.
L’edificio, sulle cui facciate sono inserite alcune balaustre appartenenti al precedente altare della Chiesa Parrocchiale, era pertinenza – insieme con Villa Antonia e il parco – dello storico complesso di proprietà della famiglia Rossetti-Ponti.

22.

CASA ROSSETTI, POI PONTI, OGGI SEDE DEL MUNICIPIO

Le insegne in facciata rappresentano i simboli della pittura racchiusi tra le iniziali del pittore Giacomo Rossetti e quelle del figlio Giuseppe Antonio.
Giacomo Rossetti iniziò la sua formazione pittorica frequentando la bottega di G.B. Simonis. Visse e dipinse tra la Francia e la Valle Vigezzo.
Anche il figlio si dedicò alla pittura, lavorando alacremente come ritrattista in Spagna e in Francia.
L’edificio, conosciuto come Villa Antonia dal nome della figlia di Giuseppe che andò sposa ad Angelo Ponti, presenta un tetto molto spiovente e le decorazioni sottogronda a tassello, elementi architettonici transalpini.

23.

CHIESA PARROCCHIALE VERGINE ASSUNTA

La chiesa attuale, ad una navata, costruita fra il 1733 e il 1742, sorge su un precedente edificio di culto d’epoca medievale, le cui vestigia si notano nel rosone, negli archetti pensili sul frontone a ovest e nella formella in pietra della facciata a nord. Presbiterio e corpo della chiesa sono affrescati da Giuseppe Mattia Borgnis (1701 – 1761).
Cupola del porticato affrescata da Lorenzo Peretti (1774-1851).
All’interno: Oratorio di San Giovanni Battista, un tempo sede della Confraternita del SS.Sacramento, datato 1756-57 e poi restaurato.
Pala dell’altare: Decollazione del Battista, 1911, di Carlo Fornara (1871-1968).
Campanile romanico in pietra, con archetti pensili, monofore, bifore e trifore.
Culmine ristrutturato su disegno del 1824.

24.

CASA MANDAMENTALE

Il pretore di Valle espletava le proprie funzioni entro i confini della circoscrizione giudiziaria di pertinenza, chiamata Mandamento.
Questo edificio, oltre che sede mandamentale, intorno alla metĂ  del XIX secolo, divenne sede comunale e del Consiglio di Valle.
La decorazione murale in facciata, piĂą volte restaurata, presenta lo stemma sabaudo e geometrie ottagonali con piccoli rombi.
La torre a lato, decorata con effetto finto mattone, era sede delle prigioni.